Sterili e grottesche

Le discussioni nei talk-show, le filippiche inutili dei politicanti e leader da strapazzo. Su economia-mercato-crescita…

A cosa porteranno queste discussioni? Dove si vuole arrivare dissertando su crimini e ideologie odiose e razziste? Quale obbiettivo si raggiunge dibattendo sterilmente di questioni politiche vuote come vuote sono le menti che le partoriscono, che non vedono, o forse lo vedono benissimo, nel loro sterile dibattito la mancanza di applicazione di quelle regole di buon senso che dalle gole di chi soffre gridano vendetta? Soprattutto quando si vede che chi parla è seduto sulla sua ragione così comodamente da non ammettere critiche, da ritenersi al di sopra di tutto forte del suo invalicabile ed inappellabile giudizio.

Non si può discutere su queste cose: se non c’è un’unione tra le persone che si basi su principi di solidarietà ed amore, senza confini geografici nazionali, la sconfitta del genere umano sarà totale, annunciato da secoli, millenni di storia sanguinaria che nulla ci hanno insegnato.

L’Uomo si è condannato da sé.

Lo dimostra ogni giorno non occupandosi di risolvere i problemi che affliggono il mondo; rimandando al piccolo contributo individuale di chi già fatica a tirar avanti, l’aiuto a chi letteralmente muore di fame; mentre incuranti élite ultramiliardarie gozzovigliano nell’ormai malcelato, e quindi goffo, gioco politico di arraffare quanto più possibile da un Mondo che sta preparando il suo terreno per la nostra morte.

 

Il profitto non è un punto di arrivo: è una condanna futura!

 

Con le promesse di lavoro, negli anni passati, il mercato ha assicurato, per gli anni seguenti, il degrado ambientale; con la scusa del progresso tecnologico, si sono avvallate politiche di sviluppo che non tenessero in conto, se non con espedienti falsamente interessati, della salvaguardia ambientale, per di più non si è voluto proseguire sulla strada della tutela del lavoratore, naturalmente a vantaggio di un mercato sempre più liberalizzato, al punto di arrivare a configurare le persone come merce: “risorse umane”.

Le regole del mercato sono regole che non tengono minimamente in conto del loro impatto sulla vita in generale ma, queste regole, si fondano unicamente sul profitto, sulla convenienza cioè, che una determinata azione può avere per chi la compie, nel disinteresse totale verso chi o cosa è al di fuori di questa logica. La logica del profitto.

Ci stiamo facendo dominare da qualcosa che non rispetta ne la natura umana ne la natura in generale; figuriamoci se può rispettare le idee di progresso legate al benessere collettivo, che sono indissolubilmente legate alla salvaguardia dell’ambiente e della vita. In buona sostanza, il mercato è l’antitesi, questo per sua intrinseca natura, di ciò che può anche solo avvicinarsi al concetto di buon senso.

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Silenzio e supponenza di un’Amministrazione locale

A causa del fatto che il post in oggetto attiene a vicende molto locali, interne al mio contesto comunale, non ne pubblicherò anche su questo blog il testo. Quindi, la mia ultima fatica la troverete qui.

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Utopia o morte

La sostanza di questo post, praticamente un piccolo pamphlet, è basata sull’Utopia che si cominci a ragionare con saggezza ed onestà, ai più alti livelli. Credo che purtroppo sia talmente improbabile che chi governa si renda conto del crimine che sta attuando, da rendere più probabile la nascita di una coscienza dal basso che arrivi a scalzarli per rimodulare la politica su temi e cause che favoriscano la vita invece di distruggerla. Il ché è pura Utopia, anche questa.

Ovunque si parla di spread, di debito pubblico, di crescita; come se fosse possibile una crescita continua, la si intende come rimedio per l’uscita dalla crisi, invece di vedere la rincorsa ad essa come una della cause.

La cecità delle argomentazioni in materia economica, che non contemplano minimamente il fatto di riformare radicalmente la finanza e l’economia, assurgono ormai a causa principale della nostra rovina, come un treno lanciato ad altissima velocità dove un macchinista ubriaco non si avvede che il ponte al quale si avvicina è ormai crollato. Il Mercato ci costringe a vivere secondo le sue leggi tutt’altro che a misura d’Uomo; il Mercato determina il successo o la disgrazia di interi Stati, proiettandone le genti in un’opulenza estrema o nella miseria; il Mercato, dove gli unici che non ci perdono mai sono chi tira le fila a livello globale, come le Banche, acquisendo sempre più ricchezza, soprattutto, dal default che qualche Stato ha già sperimentato. Le crisi globali sono portatrici di ricchezza per le élite, ricordiamocelo. Dall’altra parte si muore per fame.

Chiaramente vorrei aver torto. Ma le guerre? Le ingiustizie, i disordini, le proteste? La fame nel terzo mondo? Le persone che faticano ad arrivare a fine mese? Quelli che non ci arrivano, a fine mese?

Quelli che hanno molte ville, gli Yacht, ed un sacco di soldi nei paradisi fiscali?

La cecità di cui parlavo è una falsa cecità, se si parla di chi governa; è più un guardare dall’altra parte, il voler mantenere egoisticamente il proprio status. La cecità di chi, invece, si sforza di capire e di trovare una soluzione al problema senza però rinunciare alle sue perverse regole, non la capisco: il mondo così com’è sta andando a catafascio! O ci fai o ci sei, non c’è alternativa.

Occorre un sforzo talmente grande, per arrivare alla maturazione di uno Stato democratico, ed il gap tra noi e quell’ipotetico Stato è talmente grande che difficilmente si arriverà a colmarlo nei prossimi anni. Il cambio di governo io lo vedo come un’aspirina data ad un ammalato di tubercolosi; non sarà certo, e vorrei sbagliarmi, una banda ti tecnocrati economisti e banchieri che ci salverà dalle loro stesse grinfie. Dobbiamo essere noi cittadini a trovare il coraggio di maturare il rispetto per i nostri simili; il grido di Beppe Grillo “ognuno vale uno” suona come una beffa se non ci si rende conto che vanno rispettate tutte le idee, e che vanno tutte messe al vaglio della comunità, democraticamente, con la Democrazia, quella vera. Il Governo del Popolo implica che il Popolo abbia la capacità di governare, e siccome così non è, siamo destinati a rimanere in balìa di gente non eletta democraticamente, grazie alla scarsa affluenza alle urne; in balìa di nominati, più precisamente cooptati, da chi in quel modo è salito al potere, creando un’oligarchia che ben poco ha a che fare con la Democrazia. Per far sì che quel grido di “ognuno vale uno” sia valido, occorre uno sforzo immane di maturazione: la strada è ancora molto lunga.

Mi dilungo ancora un poco: visto che ultimamente non scrivo e non frequento molto il web, mi permetto di essere prolisso.

Leggendo un libro molto bello, che indicherò alla fine di questo post, ho appreso e capito il pensiero del premio Nobel Amartya Sen. Egli sostiene che per avere una Democrazia non occorrono persone pronte ad averla, ma che le persone diventano pronte grazie alla Democrazia. I governanti, i politicanti da strapazzo che ci dominano ogni minuto della vita e ci schiavizzano col lavoro, hanno il terrore della Democrazia, ma soprattutto della Democrazia Diretta: temono lo sviluppo di competenze politiche individuali, con le quali sarebbero costretti a rendere conto alla collettività del loro operato!

Vorrei capire dove vanno a finire le proteste che ultimamente affollano le nostre città; chi prende in carico i malumori di un ceto sociale disilluso e furente? Crediamo davvero che la politica prenda in considerazione i motivi per cui ci lamentiamo? Tecnico o non tecnico, chi sta seduto a Palazzo Chigi pensa solo a procrastinare quanto più possibile la sua caduta, e siccome è legato a doppio filo al potere economico/bancario, ha le carte in regola per riuscirci. Rimane solo la mobilitazione di ogni singolo individuo, almeno di quelli che se ne sono resi conto, per creare la paralisi dell’economia. È il cane che si morde la coda: le banche fanno fallire gli Stati e gli Stati rifinanziano le banche per salvarsi, indebitandosi con altre banche per avere i soldi da dare alle prime. Così il debito sale, arrivando a livelli talmente assurdi da non essere reale. Il debito è insanabile, lo hanno capito anche i bambini; è insanabile perché non esiste! Basti pensare al concetto di “vendita del debito”, o di “debito sovrano”. Bestialità assolute.

Mentre assistiamo al teatrino della politica lo Stato Sociale si sfascia: ricchi sempre più ricchi, ceto medio sempre più povero; taglio all’istruzione, alla cultura, soldi buttati all’editoria, doppi incarichi, doppie pensioni, ai parlamentari, la classe politica più costosa al mondo. Tagli di due miliardi alla difesa: non ho parole! L’anno scorso per la difesa hanno speso 27 miliardi, avrei capito un taglio di 20 miliardi, visto che siamo in una crisi mondiale. Non ho ancora sentito nessuno che proponga un programma serio per la lotta all’evasione fiscale, che ci costa ogni anno centinaia di miliardi di euro, e che affossano e vanificano ogni misero tentativo di dare un servizio pubblico decente; così, ad esempio, il trasporto pubblico va verso l’estinzione, per lo meno là dove ancora esiste; della Sanità, della Cultura della Scuola e della Ricerca non ne parliamo neppure che c’è solo da piangere.

Di tasse sui grandi patrimoni se ne parla solamente e la legge elettorale, a più riprese definita “porcata” rimane  indisturbata in vigore.

Ma quello che più mi delude, perché in fondo potrei anche infischiarmene di tutto il resto, è la scarsa considerazione che si ha gli uni degli altri: la mancanza di rispetto, tra noi cittadini comuni, spesso anche all’interno dello stesso Ideale Politico. Certo, i timidi tentativi di costruire un consenso popolare partendo dal basso sono ancora all’inizio, ma il fondamento principale, io credo sia la voglia di rispettare chi sia ha di fronte. Se non si ha questo moto spontaneo, quest’apertura che consente di accogliere le altrui idee senza preconcetti, e che sta alla base di una costruzione democratica dello Stato, si cadrà automaticamente nel fallimento, perché è solo dal connubio delle parti migliori delle idee di tutti noi, dalla sinergia tra persone che si rispettano e desiderano il bene comune che si potrà costruire un futuro degno di essere vissuto; diversamente ci saranno sempre dominatori e dominati, ricchi e miseri, opulenza e morte.

Certo, ho ucciso e ucciderò, lo ribadisco, non ho gli strumenti per evitarlo; non li hanno la maggior parte dei cittadini, e sarà sempre più difficile che qualcuno li abbia. Una volta, cercando di imbastire una normale discussione con qualcuno, ma non riuscendo neppure a finire una frase, mi sono sentito dire che dicevo buffonate. Avrei voluto replicare, se ne avessi avuto modo, che non ero ancora riuscito ad esprimere un concetto, il quale per essere espresso, solitamente, richiede più di una frase, che pur tuttavia non ero ancora riuscito a portare a termine. Continuamente interrotto con violenza dagli sproloqui di chi avevo di fronte, mi sono arreso; ma non ho avuto neppure la tentazione di cedere ai toni litigiosi abbassandomi allo sproloquio: per litigare proficuamente occorre sempre un rispetto intrinseco in ambedue le parti, difatti con questo presupposto non è più litigio, ma confronto di idee, si parla e si ascolta.

Credo sia stata una vera sconfitta: a riprova che non vi è, nel tessuto sociale, la voglia di un cambiamento che sia favorevole a tutti; non c’è la consapevolezza, in tanta gente, di come si sta sviluppando il progresso umano, con l’accrescimento delle differenze sociali, con l’accentramento delle risorse in poche e potenti mani che decidono, e decideranno sempre con un maggior impatto, per tutti noi.

Il punto è che, come dice anche il filosofo austriaco Hayek, le società che non maturano, che non trovano la maniera democratica di stare unite, sono destinate a disgregarsi ed a scomparire; sarebbe molto più utile sfruttare le esperienze positive maturate nei posti del mondo dove c’è una democrazia partecipativa, copiarle, prenderle ad esempio; ovviamente è proprio da questo che sono terrorizzate le nostre élite politiche: che finalmente sia discusso universalmente il loro operato e che si sappia che dei modelli funzionanti ci sono e sono alla nostra portata. Invito a scaricare dal sito di Paolo Michelotto, gratuitamente, il libro “Democrazia dei cittadini”, ed a divulgarlo e discuterlo assieme ad amici e parenti. L’alternativa esiste, è possibile ed è auspicabile attuarla; serve una spinta verso di essa, una forza enorme che deve venire da tutte le persone unite da questo ideale; occorre la voglia, proveniente da almeno una parte significativa della popolazione, di attuare la Democrazia Diretta: gli altri acquisiranno motivazione non molto dopo, e si sentiranno inclusi in una realtà dove tutti potranno dire la loro sui temi che fanno parte della propria vita.

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Ho ucciso e ucciderò

Me stesso.

Ho cominciato da me, ad uccidere; attraverso comportamenti ed azioni. Ho proseguito.

Ogni giorno, con comportamenti ed azioni, ad uccidere il mio prossimo, per anni, inconsapevolmente, più o meno, ma me stesso sì.

I miei vicini, i miei connazionali, gli extracomunitari, le persone di tutto  il mondo; con il mio singolo comportamento ho ucciso e sto continuando a farlo; senza nessuna scelta etica, contribuendo con il mio enorme apporto, così come altri milioni di miei simili, uccidendo miliardi di persone: pochi milioni che ne uccidono miliardi, compresi loro stessi: Noi stessi.

Penso che proprio sottovalutando il proprio singolo apporto si sia arrivati a far coincidere un disastro planetario: l’apporto di ognuno è enorme e sottovalutarlo è criminale.

Conduco una vita senza soddisfazioni e faccio ben poco per cambiare lo scenario della mia vita, e così come me tantissime persone: ci accontentiamo e ci sentiamo fortunati. Ma abbiamo troppo se lo confrontiamo con altri popoli meno “fortunati”, e non mancano i conflitti, le lotte politiche; la rincorsa ad una Crescita impossibile da sostenere.

Non è solo la violenza che genera la violenza, ma anche la scelta del modo di vivere, che genera violenza a migliaia di chilometri da noi. Ed è pensando a questo che si dovrebbe ragionare sul perché i Governanti sono così distanti dal voler cambiare questo modo di vivere di una piccola parte del mondo; perché incalzano le solite tesi fasulle della finanza e del commercio; del debito;  perché rifinanziano le Banche con i soldi dello Stato facendo finta che non siano proprio le Banche ad aver creato il debito: in somma si occupano di tutt’altro fuorché delle persone di cui uno Stato è fatto.

Ed io uccido, e sto continuando a farlo: attraverso la mia non rinuncia al modo di vivere che conosco e che, tutto sommato, mi piace.

Non sono del tutto certo che io non possa farci nulla:«ma che ci puoi fare tu, da solo, o voi, pochi, rispetto alle moltitudini che se ne infischiano!».

Ma uccido, ogni giorno, è bene ricordarselo, rendersene conto, attraverso il normale agire di ogni giorno; a causa della scelta, di un’etica assente, di un piacere effimero, dell’abitudine al massacro, dell’Amore che si è estinto fuori delle mura domestiche, fuori dalle amicizie, dalle cerchie; e che cozza con il sangue di innocenti ma anche di criminali; Amore che si estinguerà nel sangue nostro, del nostro prossimo, dei nostri vicini, conoscenti, connazionali, extracomunitari, della gente di tutto il mondo. E tanto più tarda sarà la reazione alla miseria umana, tanto più sfocerà in violenza la disperazione. Violenza inaudita, perché non rimarrà testimone, non resterà memoria; solo resti del mondo che conosciamo e che, come la Storia che si ripete, si è dissolto nella polvere, lasciando dietro sé rovine di Civiltà sulle quali forse qualcuno potrà fantasticare.

Il fallimento delle Civiltà antiche nulla ci ha insegnato, e la terra è lì, pronta ad assorbire i nostri resti, ad accogliere le macerie dei nostri palazzi, a restituire l’aria a chi la vuole respirare, disinfestata, finalmente, dalla presenza umana.

Quanto tempo ci vorrà è solo un’illusione: il concetto di Tempo è un’invenzione tutta umana, che non ha significato nell’esistenza dell’universo.

Se immagino la Natura come un’entità, credo che non possa che ridere di noi, e di come ci affanniamo per autodistruggerci; anche se penso sia più appropriato pensarla come un qualcosa che, accortasi dell’errore, ci sta semplicemente scrollando di dosso.

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Melma

Trovo atroce la strada che l’Umanità pare abbia scelto, e che è una strada sempre più distante dalla misura che serve per restare Umani. Un’atrocità auto-inflitta, che colpisce anche, soprattutto, chi ne vorrebbe prendere le distanze. Tradendo l’Ideale di Giustizia che ho nel cuore e nella mente. Ma menzogna e sopraffazione sono doti che da sempre hanno contraddistinto gli esseri umani; una melma che ci sta divorando assieme all’intero ecosistema così come lo conosciamo, così come ci è necessario per vivere. Anche se ciò avviene da relativamente poco.

Si può ipotizzare che da tempi immemori la melma lavora asservendo la politica ai suoi voleri; costringendo a scelte spesso anche illogiche, perché dettate per rimediare a errori dell’imprenditoria; ma siccome gli imprenditori dei secoli scorsi, periodo in cui l’industrializzazione e lo sviluppo tecnologico hanno cominciato a disgregare l’ecosistema, come quelli di oggi, sono sempre stati al centro della vita non solo economica ma anche politica degli Stati, essi sono di fatto i fautori del degrado, della deriva ed, infine, dello sfascio della democrazia, che seppur con tanta fatica da parte di alcuni con al seguito masse popolari più o meno importanti, ha mosso i suoi primi passi; melma imprenditoriale che ha agito solo per far soccombere tutti noi, al giorno d’oggi, sotto i colpi sferzanti d’un neoliberismo sfrenato.

Così andiamo avanti, chi non fa nulla, chi è contento lo stesso, chi protesta; alla fine, però, anche dopo la protesta, quel che rimane sono cartacce, plastiche di bottiglie e mozziconi di sigarette; sporcizia di ogni genere sul terreno, sull’asfalto, attorno alle aiuole; sporcizia che assurge a simbolo del nostro tempo e che è sinonimo del degrado intellettuale e morale al quale siamo arrivati; senza che chi lo denuncia ci possa fare qualcosa. Non senza essere visto come un rompicoglioni che non si fa i cazzacci suoi!

E la melma avanza.

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Smettere di lasciar fare

Ormai sono oltre due mesi che non scrivo. Ma non è per pigrizia (forse un po’ si) che non lo faccio, si tratta di avere il tempo di focalizzare quel che si vuol dire, tenendo ben presente che ci sono migliaia di blog che scrivono, molto probabilmente, delle stesse cose, e siccome non sono alla ricerca di un’accondiscendenza, ogni volta che mi si prefigura un’idea da buttar giù, ecco che mi viene in mente il tal blog che, molto meglio di me, ha saputo scriverne.

La situazione che si è configurata nel nostro pianeta è disastrosa, ma la situazione, nel particolare italiano, lo è talmente da essere grottesca. L’informazione in rete non aiuta, poiché proliferano informazioni contrastanti, un guazzabuglio di notizie, di ricostruzioni, spesso anche ben architettate, credibili, ma che celano, dietro quel velo di verità assoluta, un attacco ai valori che trova il suo compimento nel complotto ad ogni costo, nello screditare tutto e tutti. Ad esempio mi sono imbattuto in un filmato in tre parti (qua il canale dal quale è tratto), dove si parte con una critica a Grillo, che può essere più o meno fondata, ma non è questo il punto, e si finisce per tracciare una rete mondiale di cospirazione che, partendo da Grillo, arriva al Bilderberg e alla Trilaterale, rete nella quale sono coinvolte le Banche, dalla BCE al FMI colluse con Casaleggio, Vodafone, il Club di Roma e chi più ne ha più ne metta.

La non facile situazione politica che si è verificata, la riluttanza a trovare vere soluzioni ai problemi, sta gettando nello sconforto milioni di persone, questo sconforto è alimentato anche da chi vede, oppure più propriamente finge di vedere, il complotto ovunque, dunque istiga a non fidarsi più di alcuno e perciò spinge a non impegnarsi più in prima persona nella lotta quotidiana che ci dovrebbe vedere uniti e solidali, partecipi di piccoli atti di civiltà, ed in prima linea contro le politiche liberiste che ci stanno togliendo diritti ottenuti con anni di lotte sindacali, alcune volte anche sanguinose. In più si degrada ulteriormente la situazione economica con rincari indiscriminati, senza dare un taglio là dove ci sono i reali sprechi, senza ridurre i privilegi della casta politica, senza rinunciare a propositi infrastrutturali che non avrebbero motivo di esistere se solo si prendesse in considerazione di recuperare ciò che già esiste sul territorio, e si combattesse la mafia, si, la mafia, delle consulenze, del nepotismo, del clientelismo.

Ad esempio nel mio comune di residenza, si vorrebbe, e probabilmente lo si farà, costruire una scuola nuova, di sana pianta, con relativo consumo di territorio, ed il risultato sarà di avere un edificio che è già vecchio, prima ancora di essere posata la prima pietra, ad un prezzo esorbitante, che ci indebiterà per venticinque anni e che, con tutta probabilità, rimarrà una cattedrale nel deserto, al netto della spudorata bugia di aver fatto una perizia sull’esistente; perizia che lo ha dichiarato, guarda un po’, non ristrutturabile! Cosa ci sarà mai dietro una simile caparbietà che, anche a livello Nazionale, spinge a perseguire opere infrastrutturali devastanti, a costi che sono i più alti d’Europa, anche in un momento come questo, nel quale si dovrebbero fare scelte oculate? Semplicemente mafia, che in questo caso si è trasformata in associazione legale allo scopo di favorire qualcuno al prezzo di privilegi o soldi sottobanco; e per coltivare questo tipo di mafia legale, si deve mentire, ingannare, nascondere la realtà.

Non si tratta solo di essere disillusi; si tratta di essere attivi e critici; purtroppo la coerenza, spesso, viene meno a causa di scelte politiche di ideologia; ciò non significa che, se anche ti ho votato, mi debba piacere tutto quello che fai; e comunque non sono io l’incoerente, ma lo è chi dimostra coi fatti di non perseguire l’ideale; e per cosa, per motivi di prestigio personale? Sarebbe bello se, almeno qualche volta e nonostante il ruolo di potere ricoperto, si ammettessero i propri sbagli e, come dire, si tornasse sui propri passi e valutassero le alternative.

Quindi vorrei solo dire di attivarsi, ognuno come può, convincendo i propri amici e conoscenti ad interessarsi di qualcosa che, in definitiva, li riguarda in prima persona, con disillusione ed a qualsiasi schieramento politico appartengano; di non accontentarsi di una spiegazione, di non credere a tutto quel che viene detto, ma di cercare di valutare da sé le implicazioni delle scelte politiche, e di contrastarle ogni qualvolta esse vadano contro una scelta che veda il bene comune e del territorio, inteso come ambiente, al centro dell’interesse collettivo. Il benessere collettivo coincide col benessere individuale, sia a livello locale che globale; il benessere individuale non coincide quasi mai con quello collettivo, perché non se ne cura. Ecco perché è importante, ad esempio, la raccolta differenziata: è un piccolo sacrificio, una scomodità, se vogliamo, ma che porterà, e avrebbe già portato, immensi vantaggi al mondo intero, se per attuarla si fossero combattute con ogni risorsa disponibile e con pervicacia, le logiche affaristiche di chi commercia in immondizia facendola produrre attraverso canali apparentemente leciti, e smaltendola illecitamente, fregandosene dell’avvelenamento del territorio. Allo stesso modo non si avrebbe mai dovuto rinunciare alla sovranità monetaria, in quanto ciò ha permesso alle banche di diventare le padrone in casa nostra, di costringere gli Stati a promulgare leggi, di asservire la politica ad esse. Quest’ultimo punto avrebbe dovuto costituire di per sé la rottura con lo Stato Sociale, e provocare rivolte e proteste. Ma nessuno, io compreso, capiva cosa stava succedendo alla fine degli anni ’80, ed abbiamo lasciato fare.

È ora di smettere di lasciar fare.

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“Un paese senza tempo” di C. De Gregorio – La mia recensione

Concita De Gregorio

Nell’universo politico nel quale viviamo, ormai, soventi sono le continue dichiarazioni di personalità che, il giorno dopo, non esitano a dichiarare esattamente l’opposto; con disinvoltura si passa da uno schieramento ad un altro; ciò che oggi è dato per certo, nel volgere di poche ore, cambia connotazione in maniera tale da essere irriconoscibile. È estremamente raro un politico che mantenga una linea coerente con il pensiero col quale ha iniziato la sua carriera, i cambi di casacca, in somma, sono all’ordine del giorno.

In questo caos si rende molto utile il libro di Concita De Gregorio, nel riportare le cronache dettagliate di una politica camaleontica, nel periodo che va dal 1992 al 2008, attraverso le dichiarazioni dei politici di ogni schieramento, le mosse di palazzo, i battibecchi interni ed esterni che coinvolgono le istituzioni e che non di rado sfociano nel volgare insulto, ed ancora, non di rado, coinvolgono la vita privata dei protagonisti del parlamento e delle più alte cariche consiliari, arrivando a delineare, in questa deriva politica, il Paese senza tempo.

La criticità messa in evidenza dalla De Gregorio, coinvolge indistintamente destra e sinistra; non si accontenta di stilare un elenco degli errori, fa di più: riporta i fatti, lasciando al lettore il compito di giudicare, di capire l’iniquità della classe dirigente, e lo fa con dovizia di particolari ma in un contesto di mirabile sintesi giornalistica, per cui gli articoli non sono mai troppo lunghi, anche se, alcune volte, l’intreccio è talmente involuto, machiavellico, da lasciare stupiti per la complessità delle manovre di palazzo; manovre che altrettanto spesso non hanno che l’effetto di favorire solamente chi le escogita, lasciando all’abbandono la politica del Paese, in un delirio di onnipotenza che, pare, abbia ormai avvolto i nostri dirigenti, costringendo all’oblio le nostre coscienze ed allontanandoci sempre più dalla partecipazione alla costruzione del nostro futuro.

Qui non si tratta di leggere un libro che critica le scelte di chi fa politica; sarebbe sbagliato approcciarsi a questa lettura con tale spirito. In questo libro si può leggere una sintesi della cronaca politica degli ultimi quindici anni ed, ognuno, trarne le proprie conclusioni che, a prescindere dallo schieramento politico a cui si appartiene, pregiudicheranno invariabilmente le valutazioni di professionalità, di coerenza, di dedizione alla causa Pese/Stato; è mostrato, in pratica, il mancato adempimento a promesse e giuramenti fatti davanti ai cittadini ed alla Costituzione, costringendoci in un turbine di menzogne fatte di dichiarazioni e successive smentite, che non hanno che il compito di confonderci, relegandoci a semplici spettatori, in un Paese senza tempo dove non abbiamo più nessuna voce in capitolo ed a dettare le regole della nostra vita sono un manipolo di politicanti senza scrupoli, che, di continuo, fanno carte false pur di non abbandonare il loro privilegio.

Questo è il Pese senza tempo, un Pese che stenta a crescere, che, anzi, degrada: lo vediamo ormai ogni giorno come, il mancato impegno della politica a favore della comunità, stia creando una situazione sempre meno sostenibile, con larga parte della popolazione che per arrivare a fine mese deve fare i salti mortali, ed il tutto, sorbendosi le diatribe politico/affaristiche dei partiti, che nulla hanno di meglio da fare che cercare ogni maniera per consolidare il loro potere, tra ricatti e compravendite, tra dichiarazioni e false promesse, decreti che hanno quasi un tono di minaccia, ma prontamente boicottati se dovessero veramente servire a qualcosa di buono. Il dileggio tra parti avverse è pratica quotidiana, rivelando il degrado anche dialettico che accompagna quello istituzionale.

Ovviamente di questo degrado ne siamo in gran parte al corrente, ma è un esercizio utile a riattivare lo spirito critico, per cui è consigliabile la lettura per chi avesse ancora qualche riserva sulla pochezza della nostra classe politica. Oppure per chi si vuole, con un pizzico di masochismo, divertire nello scoprire gli altarini con i quali si è perpetuato il potere negli ultimi vent’anni.

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